La partitura come espressione visiva

“mappa” e “territorio”, due termini utilizzati da Grisey nei suoi scritti.

Il primo indica i segni che creano la partitura, mentre il secondo indica il risultato che l’interpretante ottiene dalla decifrazione della partitura, cioè l’oggetto,il materiale sonoro.

La “mappa” ha assunto, nella storia della musica, sempre un importanza secondaria rispetto al territorio”, salvo nei periodi del contrappunto fiammingo o in certe correnti della sperimentazione post-weberniana, in cui la serializzazzione integrale o l’alea davano luogo all’esaltazione (a volte esasperata) del segno grafico.

Naturalmente e fortunatamente per l’interprete creativo, le indicazioni contenute nella partitura, attraverso il segno musicale, non sono mai state in grado di decifrare completamente il contenuto interno dell’oggetto sonoro, in quanto ciò era impossibile per il compositore; più la musica si è evoluta (per esempio con l’introduzione del rumore) e più la “mappa” si è arricchita di segni, rimanendo però ancora incompleta a descrivere il “territorio” stesso.

La sperimentazione post-weberniana ha portato a considerare certe partiture, più adatte alla sfera visiva che a quella uditiva, come succede nel caso di grafismi o collage visivi, usati dal compositore Dieter Schnebel, precedentemente citato.

ARTICOLO SULLA PARTITURA COME ESPRESSIONE VISIVA; il compositore Dieter Schnebel, ha concepito partiture non destinate all’esecuzione e all’ascolto ma alla sfera visiva

o in certe partiture chiamate iconiche (Andrea Valle-la notazione musicale contemporanea aspetti semiotici ed estetici pag 58), in cui il segno – icona (usato in semiologia da Charles Pierce per indicare una rassomiglianza o affinità di forma con l’oggetto), cerca di cogliere in un solo attimo il senso dell’oggetto sonoro; nell’esempio proposto da Andrea Valle viene richiamata la partitura del concert for piano and orchestra di John Cage, dove i quattro lati del rettangolo rappresentano l’altezza, la durata, l’intensità, il timbro, inseriti sempre in un contesto di Alea;

ARTICOLO SULLA PARTITURA COME ESPRESSIONE VISIVA; esempio di icona nel concert for piano and orchestra di John Cagequesta rappresentazione dell’icona come “segno che coglie la totalità dell’oggetto sonoro”, è naturalmente difficile nella visione oggettiva della musica, in quanto abbiamo a che fare con due sfere sensoriali opposte,vista e udito, mentre può funzionare nell’improvvisazione musicale, dove l’Alea è l’aspetto fondamentale, e l’icona servirebbe a dare i pochi spunti su cui l’interprete-compositore costruisce la sua personale visione dell’opera.

Anche lo stesso Silvano Bussotti, allievo di Cage, adottò un linguaggio molto libero, legato all’Alea e all’indeterminazione, in cui le partiture assumono la forma di veri quadri; un esempio è il quarto dei pieces for David Tudor, nel quale Bussotti, assume in blocco, come notazione, un suo disegno del 1949 (Andrea Valle-la notazione musicale contemporanea aspetti semiotici ed estetici pag121).

ARTICOLO SULLA PARTITURA COME ESPRESSIONE VISIVA; esempio di partitura quadro assunta da un disegno di Silvano Bussotti utilizzata nel suo quarto dei pieces for David Tudor

 

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